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Anna Perenna, la dea dell’anno nuovo

l’unica testimonianza, fino al 1999, era feltrina

Anna Perenna, la dea dell’anno nuovo

l’unica testimonianza, fino al 1999, era feltrina

Fossimo antichi Romani festeggeremmo il Capodanno il 15 marzo. Probabilmente lo aspetteremmo preparandoci alla gita ai Monti Parioli, (allora) coperti da un bosco di querce, per raggiungere il sito dedicato ad Anna Perenna, nota come Dea dell’anno nuovo, che fino al 153 a.C. iniziava proprio nel mese di marzo. Nel 1999, scavando lo spazio per un garage sotterraneo, a nord di Roma, fu riscoperto il sito e nella cisterna si trovarono gusci d’uova – simboli di fertilità -, pigne – segni di fecondità – e molte monetine che i fedeli lanciavano nell’acqua. I ritrovamenti archeologici mostrano che tale culto fu molto prolungato e durò almeno dal IV secolo a.C. fino al VI secolo d. C. Dopo i riti ci si fermava per mangiare sui prati, cantare, suonare e danzare. In questa gita fuori porta non mancava il vino, le danze si facevano più incalzanti e ci si abbandonava poi agli incontri amorosi.

Ovidio scrisse nei “Fasti” che :
“Nelle Idi si celebra la gioiosa festa di Anna Perenna non lontano dalle tue rive o Tevere, che giungi qui forestiero. Viene la plebe, e sparsa qua e là per la verde erba s’inebria di vino, e ognuno si sdraia con la propria compagna. […] si scaldano di sole e di vino, e si augurano tanti anni quante sono le coppe che tracannano, e le contano bevendo. […] deposte le coppe intrecciano rozze danze e l’agghindata amica balla con la chioma scomposta. Al ritorno barcollano, dando spettacolo di sé a tutti, e la gente che li incontra li chiama fortunati”.

Questo è l’aspetto giocoso, tuttavia altri ritrovamenti mostrano che qui si praticava anche la magia nera. Lucerne mai utilizzate contengono tavolette di piombo con 24 defixiones (maledizioni) lanciate ad amanti, mariti, congiunti e addirittura ad un arbitro. Un cilindro conteneva un abbozzo di figura umana fatto con un impasto di farina e miele con la testa all’ingiù. Tutti oggetti che attualmente si trovano nel complesso delle Terme di Diocleziano a Roma. Era dunque un luogo di culto realizzato per quell’arcana divinità, di cui gli storici conoscevano l’esistenza dai calendari romani, ma che, fino a quell’anno (1999), non vantava un monumento o un sito a lei dedicati. E pensare che alla periferia dell’Impero, a Feltre, si venerava proprio questa ninfa e, fin dal 1922, nell’area del Duomo si era trovata una pietra con l’iscrizione “Anna Perenna”. A tal proposito trascrivo quanto scrisse nel 1954 l’architetto Francesco Valcanover nel catalogo della pinacoteca del Museo Civico di Feltre:

“Eccelle fra questi (culti religiosi) l’ara ad Anna Perenna, venuta in luce nel 1922 sotto il piazzale del Duomo. La dedica consiste nel solo nome della divinità inciso in buoni caratteri che possono essere ancora del I° secolo a. C.

L’interesse singolarissimo è dato dalla estrema rarità di testimonianze epigrafiche relative a questa antica divinità italica, forse di origine etrusca il cui carattere, a detta di Ovidio, era già poco chiaro al principio dell’impero. Chi la identificava con la mitica sorella di Didone, chi con altre figure semileggendarie; più probabilmente doveva essere ritenuta protettrice dell’anno (annare-perennare) nel cui primo mese, nella prima luna di primavera, aveva luogo la sua festa.

Il nome di Anna Perenna ricorre in un calendario precesariano dipinto, scoperto ad Anzio, ma l’ara feltrina mi risulta essere l’unico monumento lapideo che lo riporta. Trovare una spiegazione di tale antico e strano culto in Feltre non è facile, se pur non si volesse collegarlo, con l’origine retica della città e farlo derivare quindi da antiche influenze etrusche”.

In conclusione l’ara di Anna Perenna che si conserva nel Museo civico archeologico di Feltre, prima della scoperta nel 1999 di un monumento che ne attestasse il culto, era l’unica testimonianza epigrafica esistente al mondo. Devo ringraziare per la segnalazione Giorgio D’Agostini che segue con vivo interesse tutto ciò che parla di archeologia e che può interessare gli studiosi feltrini.

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