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Andare in montagna per conoscersi meglio

Il progetto delle scuole di Mel

Andare in montagna per conoscersi meglio

Il progetto delle scuole di Mel

Un modo diverso di fare scuola: lezioni all’aperto dando spazio alle autonomie dei ragazzi per capire qual è il bagaglio di competenze che porteranno in classe e che tra i banchi sono difficili da individuare. Questa la motivazione per la quale l’Istituto Comprensivo di Mel il 29 e il 30 settembre ha deciso di accogliere gli alunni delle quattro classi prime della secondaria con un’esperienza di due giorni sulla pedemontana di Lentiai.

Parole chiave: camminare, fatica, natura, amicizia, ritrovarsi, sostenersi, parlare, notte, luna, paura, stanchezza, felicità… Se ne potrebbero trovare tante altre tra le quali comunità coinvolta, quella di Colderù, parroco come Don Luca, famiglia come quella Baiocco e genitori, tanti, che si sono messi in gioco permettendo di fare un’esperienza in autogestione aggiungendo valore all’esperienza dei ragazzi oltre ad abbattere i costi.

Ma cosa è successo il 29 e il 30 settembre? Lasciamolo raccontare ai 56 ragazzi raggruppando le tante riflessioni scritte qualche giorno dopo. «Il 28 e il 30 settembre siamo andati a Pian di Coltura. Sono tante le emozioni che ho provato. Quando siamo partiti da Lentiai ero felice, ma poi, durante la camminata in salita, ad un certo punto, ero stanco morto e non vedevo l’ora di arrivare alla meta. Quando siamo arrivati, mi è sembrato un miracolo!»
«Siamo partiti dalla scuola a piedi e lungo il sentiero dei Capitelli abbiamo raggiunto Colderù. In classe avevamo studiato cosa sono i capitelli e in particolare a chi sono dedicati quelli che avremmo incontrato. Ce ne sono dodici: dieci sono più recenti e hanno rappresentati dei santi, due più antichi che ritraggono la Madonna.

Raggiunta la chiesetta di Colderù abbiamo prima incontrato Don Luca, qualcuno di noi ha spiegato gli affreschi dell’interno e poi finalmente abbiamo mangiato la merenda, offerta dal Gruppo Giovani della frazione. Ripartiti, la salita è stata faticosissima, ma all’ora di pranzo, raggiunta la casa della Parrocchia di Spinea che ci avrebbe ospitati, abbiamo mangiato una buonissima pasta al pesto offertaci da Claudio, il custode del rifugio.

Nel pomeriggio abbiamo fatto un sacco di attività molto divertenti: orienteering, gli equilibrismi sulla slackline, abbiamo imparato a preparare lo zaino per andare in montagna, riconosciuto gli alberi dalle foglie e cercato rane nello stagno. Alla sera sono arrivati alcuni genitori a preparare la cena: pasta con il sugo di pomodoro, arrosto con patate e cappuccio. Tutto buonissimo! E poi è venuto il bello. La camminata nel bosco al buio per sentire i suoni della natura. Ho provato tranquillità, rilassatezza, ma anche un po’ di ansia. Una compagna di Lentiai ha detto che era un’ansia piacevole e questa descrizione mi è piaciuta molto.»

«Era la prima volta che andavo nel bosco di notte, a me è sembrato un po’ pauroso perché stare fuori al buio non mi piace. Il giorno dopo, sempre a piedi siamo andati a Col d’Artent. Durante il tragitto abbiamo fatto sosta da Baiocco per la merenda e i proprietari del ristorante ci hanno raccontato come è nata la loro attività e di quando si sciava in Pian di Coltura portati dal trattore. Abbiamo pranzato in Col d’Artent su un grande prato con una vista spettacolare. Verso le due siamo rientrati alla casetta dello Sci Club dove tutti i genitori ci stavano aspettando. E’ stato molto bello, mi sono divertita un sacco.»

«È stato emozionante dormire in tenda perché per me era la prima volta e le mie compagne di tenda erano molto simpatiche. La gita mi è piaciuta molto anche se ho camminato tanto e non sono abituata.»

«Credo di avere imparato a stare più da sola, a fare nuove amicizie e ad essere più coraggiosa. Ho apprezzato la bellezza della natura che ci circonda.»

«Questa gita è stata per me una bella esperienza. Mi ha aiutato a socializzare con persone che non conoscevo molto bene, abbiamo imparato ad aiutarci a vicenda. Dormire fuori senza i miei genitori è stata una nuova prova.»

«La rifarei un milione di volte! Con le stesse persone e gli stessi professori. Non mi importa se ho fatto fatica! Abbiamo avuto la possibilità di stare insieme ed esprimere le nostre idee.»

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