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Andar per alberi monumentali

a Valmorel con Anacleto Boranga

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La primavera sopra la malga I Van si tinge di colori delicati per stupire e alimentare altra vita, sono i fiori bianchi dei ciliegi che ricamano i rami. Il capostipite purtroppo non esiste più, tagliato alcuni anni fa dalla scure insensibile dell’uomo. Si ergeva solitario a margine di uno stagno naturale; era piuttosto malandato, ferito in passato da fulmini inclementi, ma ancora tenacemente attaccato alla vita. Alla biforcazione di due rami era cresciuto un piccolo giovane ginepro, quasi a voler testimoniare il desiderio della sopravvivenza. I viandanti più romantici potevano scorgere, fra i solchi lasciati dal tempo, un cuore inciso nella corteccia. Ora non è rimasto più nulla di quell’autentico monumento naturale se non un triste ceppo solitario.

Anacleto Boranga, divulgatore e guida naturalistica ed ambientale, co- autore di un bel libro del 2007 “Alberi monumentali della Provincia di Belluno”, mi racconta che il ciliegio rappresentava un bene prezioso per il contadino che si cibava dei suoi frutti primaverili, i primi dopo il lungo inverno.

Mi racconta di un altro albero in grado di emozionarci perché ci immaginiamo Dino Buzzati seduto sotto le sue fronde intento a contemplare la Schiara, la sua montagna, e a creare raffigurazioni fra «le nubi bianche spinte dal vento attraverso il cielo, meravigliose, una diversa dall’altra, migliaia e migliaia.» Lo pensiamo assorto in cerca dell’ispirazione per le sue creazioni, perché gli alberi sono in grado di emettere vibrazioni che aiutano ad aprire la mente dell’uomo alla creatività e alla fantasia. L’albero caro a Buzzati è un tiglio dell’età presunta di 300 anni che un fulmine non ha risparmiato. Schiantato al suolo, i suoi rami spogli si stagliano piegati come in muta preghiera.

Anacleto mi accompagna con le sue parole alla scoperta di altre ricchezze arboree, presenti in buon numero nel Comune di Limana. A Valmorel nelle vicinanze di malga Montegal c’è un tiglio in fase senescente popolato sempre più da parassiti, quasi a ricordare che la morte può generare la vita. A Canal di Limana c’è un altro faggio, non tanto importante per la sua vetustà, ma per lo splendore del suo portamento. In realtà si tratta di un ceppo di 5/6 polloni cresciuti liberamente su un prato ora adibito a pascolo.

A poca distanza dall’azienda agricola La Schirata, a Valmorel, ci si inoltra in un bosco ombroso e alcuni faggi imponenti giocano con la luce del sole. Uno di questi faggi, il più imponente, ha la forma di candelabro, con i rami che si protendono verso l’alto come per un inno al cielo. Potrebbero trattarsi di alberi-ombra, piantati gli uni vicini agli altri perché la loro ombra creasse la frescura indispensabile al “casel del lat”, una piccola costruzione dove veniva conservato il latte. Una specie di frigo naturale quindi!

Capisco quanto sia meraviglioso saper leggere un bosco e comprendere che i grandi alberi, oltre ad essere la massima espressione del mondo vegetale, sono memoria di ciò che è accaduto. Testimoniano fatti tragici, avvenimenti storici, cambiamenti climatici, rammentano persone, danno vita a leggende e a storie fantastiche. Percepisco l’amore che Anacleto prova per questi patriarchi arborei, che rappresentano, fin dai tempi più antichi, la vita, l’equilibrio, la saggezza. Entro nella magia delle sue parole e riesco a capire quanto sia importante avere il cuore e l’intelligenza per custodirli.

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31/08/2022

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