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Amministrare in montagna

tra necessità di cooperazione e strategie d’area

Amministrare in montagna

tra necessità di cooperazione e strategie d’area

Alessandro Pasuch, di Sedico, si è laureato in Giurisprudenza nell’aprile 2022 presso l’Università di Padova. Il Comune di Sedico lo ha premiato, nel maggio scorso, con altri studenti brillanti, durante la cerimonia di conferimento della borsa di merito dedicata a Beniamino Triches. Di seguito Alessandro ci presenta il suo lavoro.

La tesi di laurea ha come argomento le norme dedicate ai comuni montani nell’ordinamento giuridico italiano. Si tratta di un tema di nicchia fra gli studiosi del diritto, ma di grande rilevanza se guardiamo ai numeri del nostro Paese, dove il 40% dei comuni è montano e più del 50% del territorio è montano; nella nostra provincia, invece, lo sono tutti i comuni.

Il primo argomento che ho affrontato è stato chiarire ciò che il diritto considera un territorio di montagna. La questione è complessa perché negli anni sono state diverse le norme che hanno proposto una definizione giuridica di “montagna”, creando una certa confusione. A titolo di esempio, la prima definizione di comune montano, in una legge del 1952, prevede che sia da considerarsi montano il comune con almeno l’80% della superficie situata sopra i 600 metri, o un dislivello di almeno 600 metri all’interno del proprio territorio.

Nella tesi vengono poi analizzati gli svantaggi strutturali e i conseguenti sovraccosti che derivano dal vivere in montagna, come l’elevato rischio idrogeologico, la scarsa accessibilità ai servizi e alle infrastrutture e il più recente problema del digital divide (ossia il divario nell’accesso effettivo alle nuove tecnologie).

Ho poi analizzato la norma che nella nostra Costituzione cita la montagna: “La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane” (secondo comma dell’art. 44). Si tratta di una norma che orienta il legislatore a emanare leggi in favore della montagna. Questa norma è il fondamento di tre leggi dello Stato che, nel secolo scorso, si sono occupate del tema in modo ampio e organico (una del 1952, una del 1971, l’ultima del 1994). Negli anni recenti non si sono viste, invece, leggi interamente dedicate alla montagna. Nel 2022 il Governo aveva proposto un disegno di legge per una legge sulla montagna, che però non aveva ancora avuto seguito al momento della redazione della tesi (proprio a fine ottobre 2023, invece, c’è stato l’approvazione in via preliminare del Consiglio dei ministri al Ddl Montagna).

Più di recente il legislatore italiano si è occupato di montagna offrendo strumenti e misure di sostegno a territori svantaggiati indipendentemente dalla loro collocazione in montagna, attraverso categorie entro le quali spesso ricadono i comuni montani. Si fa riferimento, infatti, alla Legge del 2017 sui piccoli comuni (quelli con una popolazione inferiore ai 5000 abitanti) e alla strategia nazionale per le aree interne (le zone più fragili e meno servite in quanto distanti dai grandi centri).

Successivamente ho affrontato il tema degli strumenti di cooperazione tra comuni, montani e non, messi a disposizione dall’ordinamento. Uno di questi è la fusione di comuni, che porterebbe significative riduzioni della spesa pubblica, delle diseconomie di scala e della pressione fiscale, offrendo l’opportunità di ottenere una amministrazione più efficiente, più competente e più capace di confrontarsi con interlocutori superiori. La fusione di comuni rappresenterebbe una possibile soluzione, pur con implicazioni complesse, alla parcellizzazione del tessuto amministrativo della montagna.

Nell’ultima parte della tesi mi sono occupato delle strategie d’area a livello più ampio per il governo della montagna. Ad esempio, le possibilità che la Legge Delrio del 2014 offre alle province, come quella di Belluno, che sono totalmente montane e si trovano al confine con paesi esteri. Come Belluno ci sono solo altre due province in Italia: Sondrio e Verbano-Cusio-Ossola.

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