A distanza di qualche mese dalla festa per il sessantesimo anniversario e con i Giochi olimpici ormai avviati, l’assemblea annuale del Gruppo Alpini di Paderno, svoltasi lo scorso gennaio, si presta oggi a una lettura che va oltre il momento formale del bilancio e di convivialità della frazione. In un tempo attuale che spesso misura il valore delle realtà locali associazionistiche con burocrazie e termini numerici, l’esperienza degli Alpini di Paderno — e della sezione feltrina più ampiamente — racconta invece come anche una piccola comunità possa continuare a svolgere un ruolo centrale.
La giornata del 18 gennaio è stata scandita dai momenti rituali della messa, dell’onore ai caduti e dell’incontro pubblico, che attraverso la relazione del capogruppo Giulio Pongan, ha restituito l’immagine di un’associazione viva e capace di tenere insieme diverse progettualità. Con 159 soci e una sede aperta con continuità durante l’anno — 129 i weekend di apertura del 2025 — il gruppo rappresenta un punto di riferimento ormai stabile per la frazione, spesso supplendo l’assenza di altri luoghi di incontro.
Accanto alla solidità economica, confermata da un bilancio in attivo, emerge soprattutto il valore sociale di un volontariato che lavora in silenzio, ma con costanza. Dalla collaborazione con il Comune di San Gregorio nelle Alpi agli interventi di manutenzione, al sostegno alle associazioni locali e al legame con le scuole e anziani, gli Alpini di Paderno continuano a essere un nodo fondamentale del tessuto sociale sangregoriese. Un ruolo riconosciuto anche dalle istituzioni e testimoniato dai gesti concreti di attenzione, come la borsa di studio sostenuta dall’alpino Rinaldo De Salvador in memoria dello zio Rigliano Marotto, assegnata a Tokimahefa Ephraim Burlon Raderason, nato nel 2008 in Madagascar e oggi studente del terzo anno del Liceo “Dal Piaz”.
Olimpiadi e volontariato alpino
Proprio per questo, l’occasione delle Olimpiadi invernali assume un valore che va oltre l’evento sportivo. L’Ana Nazionale, attraverso le sezioni, ha avviato un progetto sperimentale che propone una forma inedita di impegno: una sorta di naja civile e volontaria, pensata per avvicinare nuove persone al mondo alpino. Mettersi in campo gratuitamente per la comunità, contribuire all’organizzazione di un grande evento, formarsi sul campo e sperimentare concretamente il senso di appartenenza sono gli elementi cardine di questa proposta, ancora in fase di definizione ma già significativa nella sua impostazione.
Un percorso che potrebbe portare, per chi vi prende parte, anche a un riconoscimento simbolico forte: la possibilità di indossare il cappello alpino con la penna nera, vessillo identitario e segno visibile molto ambito dagli amici degli alpini. Non una promessa automatica, ma il risultato di un cammino di servizio e responsabilità, ha sottolineato Stefano Mariech, presidente della Sezione di Feltre. Non si tratta, dunque, di semplice reclutamento, ma di generatività: la capacità delle vecchie leve di accompagnare, trasmettere valori e creare spazi in cui nuove energie possano crescere, maturare e, nel tempo, camminare con le proprie gambe. Un investimento proattivo sul futuro del volontariato e, più in profondità, sulla tenuta sociale del Paese, che proprio sulle forze silenziose dei volontari intreccia spesso i fili più delicati della vita collettiva. Anche gli Alpini di Paderno non faranno mancare la propria presenza all’appuntamento olimpico, come da tradizione sempre in prima linea. E chissà che, in questo impegno, non possa nascere anche qualche nuovo giovane pronto, un domani, a riconoscersi nel cappello alpino e nella sua penna nera.