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Alla scoperta del monte Panda

un’esplorazione moderna e umanitaria in Mozambico

Alla scoperta del monte Panda

un’esplorazione moderna e umanitaria in Mozambico

L’esplorazione esiste ancora nell’era di Google Earth e di Internet? Se le esplorazioni dell’età moderna avevano un valore politico ed economico, l’età contemporanea aggiunse l’interesse scientifico, culturale e sociale, coinvolgendo un’ampia fetta di opinione pubblica che si appassionava ai racconti degli esploratori. Ma oggi una spedizione alpinistica può suscitare ancora qualcosa? Questa è la domanda che si sono posti i sei componenti della spedizione Phandambiri, che tra luglio e agosto opereranno in Mozambico.

Anna Mazzolini cooperante Onu in un villaggio
Alla scoperta del monte Panda

Il Monte Panda non è mai stato salito, ma è stato scoperto grazie ad una foto e localizzato attraverso Google Earth. L’interesse riguarderà soprattutto la comunità alpinistica e gli appassionati di montagna, ma il valore aggiunto sarà umanitario e legato alla popolazione che vive alla base del monte che forse vi salirà per la prima volta. Ma raccontiamo i fatti dall’inizio.
L’individuazione del Phandambiri risale ad alcuni anni fa grazie ad una foto ricevuta casualmente da Anna Mazzolini, cooperante dell’Onu in Mozambico, il cui fratello Samuele è un forte alpinista. Sono iniziate subito le ricerche culminate con una prima esplorazione nel 2024. A luglio Manrico Dell’Agnola, alpinista fotografo, e Antonella Giacomini, giornalista, che qui scrive, sono andati in avanscoperta.

autostop
Alla scoperta del monte Panda

Il monte Panda si è presentato come un massiccio granitico posto all’interno di una riserva di 38 mila ettari di savana. Il posto amministrativo di riferimento, e ultimo villaggio provvisto di energia elettrica, dista circa tre ore di fuoristrada dal monte. L’insediamento più vicino è un villaggio diffuso: capanne sparse in piccoli gruppi prive di corrente elettrica e acqua. Grazie alla mediazione di Anna Mazzolini e di una guida locale, Antonella e Manrico hanno potuto interagire in modo positivo con il capo amministrativo della zona, il “regulo”, e con i responsabili della riserva. Ciò ha permesso di essere accompagnati a ispezionare la più accessibile parete ovest e prospettare, per quest’anno, la tracciatura di un sentiero per raggiungere anche il versante Nord-Est.

parete est
Alla scoperta del monte Panda

Il 22 luglio la spedizione, composta da Antonella e Manrico con i colleghi accademici del Cai Maurizio Giordani, Mirco Grasso, Samuele Mazzolini e Nancy Paoletto, partiranno alla volta di Beira dove metteranno a punto la logistica per la permanenza di tre settimane al campo base.

parete est e satellite
Alla scoperta del monte Panda

La spedizione si è prefissata delle finalità umanitarie: il materiale del campo base sarà interamente lasciato a Zembe, ultimo insediamento nella savana. Si cercherà di realizzare un presidio comunitario di energia elettrica e di illuminazione attraverso l’uso di pannelli fotovoltaici, generatore e impianti luce utilizzati dalla spedizione; si doterà poi il villaggio di un luogo per i bambini libero dalle infestanti zanzare e mosche tze tze, lasciando la tenda “zanzariera” utilizzata al campo base. Inoltre, gli alpinisti vorrebbero portare alcuni giovani in cima alla loro montagna avvicinando la popolazione all’arrampicata per farne capire l’importanza come mezzo di promozione del loro territorio e fonte di crescita. Per questo la spedizione ha steso un dettagliato piano di comunicazione con lo scopo di favorire la frequentazione del sito da parte di altri alpinisti attraverso la divulgazione di materiale informativo.

Phandambiri est
Alla scoperta del monte Panda

Il progetto gode di patrocinio e sostegno di Cai e Cai Accademico, oltre al coinvolgimento della Cooperazione Italiana in Mozambico e dell’Ambasciata italiana a Maputo, che riceverà gli alpinisti.

verso la montagna in jeep
Alla scoperta del monte Panda
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