800 038 499

Numero Verde gratuito

Email

info@ilveses.com

Alla ricerca dei conventi perduti

un itinerario fuori dalle mura di Feltre

Alla ricerca dei conventi perduti

un itinerario fuori dalle mura di Feltre

Con questo articolo di presentazione, apriamo il tema che ci accompagnerà per tutto l’anno che è appena cominciato. Quasi vent’anni fa il Fondaco aveva promosso la valorizzazione dei “conventi perduti” nel centro di Feltre. Una rete di monasteri e conventi che si sviluppava al di fuori della cittadella murata. In quell’occasione l’Associazione il Fondaco aveva installato sui resti ancora esistenti dei conventi, per promuoverne la conoscenza e la valorizzazione, una targa, riportante le notizie più importanti, su un pregevole supporto di pietra (opera di Vittorio Rento, padre del noto artista Luca).

Sempre allora (era il 2005) è stata inoltre ripubblicata l’opera, come ristampa anastatica, “I Conventi di Feltre” di Antonio Vecellio del 1898. Infine, l’Associazione ha voluto ricordare tutto questo lavoro di valorizzazione con un opuscolo dal titolo “Alla ricerca dei conventi perduti”, dello stesso anno, che riporta per ogni convento la denominazione, una foto storica e una delle condizioni attuali.

Una domanda sorge spontanea: perché riprendere in mano un lavoro vecchio quasi vent’anni, e forse già passato di moda? Sicuramente ci è capitato di passeggiare per le vie della città che un tempo era chiamata “borgo”: quartieri abitati da gente spesso umile, perché i benestanti e i nobili possedevano i palazzi nella città “alta”. Come rappresentato in un celebre dipinto di Domenico Falce, presente nella collezione feltrina Zugni Tauro de Mezzan, possiamo immaginare una città che all’esterno delle mura era viva, ricca di scambi commerciali, di attività e di istituzioni che aiutavano la sussistenza della vita del borgo. In tale contesto, il senso dei conventi “perduti”, cioè ora non più completamente visibili, era quello di agevolare la crescita dei fanciulli con l’educazione, di aiutare i pellegrini e viandanti a trovare riparo, di supportare i malati offrendo loro cure e assistenza (non a caso l’Ospedale di Feltre prende il nome di uno di questi conventi: quello di Santa Maria del Prato).

Questi conventi non erano solo al servizio della popolazione, ma erano anche cenacoli culturali dove letterati, artisti, storici si incontravano e condividevano pensieri e idee. È questo carattere sociale che vogliamo qui evidenziare per immaginare la città e i suoi borghi come centri di sussidiarietà e di cultura.

Ecco le motivazioni che ci hanno spinto a riproporre, con voce nuova e legata alle funzioni sociali, questo patrimonio culturale “nascosto” che la città di Feltre offre a chiunque voglia visitarla. Tra le righe si cela un monito: nessuno si salva da solo! In tutti i tempi e in tutte le epoche l’uomo è riuscito a superare i suoi momenti peggiori, quelli di crisi, grazie a questo spirito di sussidiarietà reciproca. Auguri di buon anno, dunque, da parte dell’Associazione Il Fondaco per Feltre a tutti i lettori de “Il Veses”, e di buona lettura alla scoperta dei “conventi perduti”.

Galleria Immagini

Acegli l’area tematica che più ti interessa oppure clicca sulla casa per ritornare alla Pagina Principale del sito.