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Alla Barca di San Felice

una chiesa, un traghetto e un porto

Alla Barca di San Felice

una chiesa, un traghetto e un porto

Il porto e il passo a barca
Ci sono notizie, sia nel ‘600 che nel ‘700, dell’importanza di San Felice come un porto dove le zattere provenienti dal Cadore si fermavano per caricare il vetriolo ricavato dal pozzo dei Brandolini in Val Imperina e contenuto in apposite botti. Visto il via vai dei mulattieri che lì sostavano e di molte altre persone che utilizzavano la barca per passare dall’una all’altra sponda del Piave, gli stessi signori della contea di Valmareno gestirono anche un’osteria dove si vendeva il loro vino.

Una chiesa mai consacrata
La contessa Brandolina Brandolini dimorante nell’imponente palazzo (oggi Castelbrando) che domina la Valmareno, avendo fatta costruire (dotandola di un campo per il mantenimento) alla Barca una chiesetta dedicata a San Nicolò protettore degli zattieri, chiese nel 1712 a mezzo di Lorenzo Como, suo uomo di fiducia, al vescovo di Belluno Bembo che fosse benedetta per celebrarvi la Messa. Sostenne che era da lei stata eretta, per sua devotione e a onor di Idio, con la permissione del fu Illustrissimo e Reverendissimo Berlendis (il vescovo predecessore morto nel 1693 che, invece, ne aveva proibito il completamento). Il vescovo Bembo rispose che, prima di benedirla, avrebbe inviato il suo cancelliere a visitarla. Il cancelliere stese la relazione per il vescovo, di cui si trascrive uno stralcio.

“È situata la detta chiesa in vicinanza al fiume della Piave con una sola porta a mattina, che riguarda l’hosteria, da cui è discosta due passi in circa (metri 3,5). È fatta in figura ottangola (ottagonale) di piccola mole, è stabilita et imbiancata sì al di dentro che al di fuori. S’apre la porta in due parti e fra il giorno ha il suo cancello per impedire che gli animali non v’entrino. Il lastricato è di pietre riquadrate. Un solo gradino di pietra solleva l’altare, la cui mensa è di competente grandezza ed ha incastrata la Pietra Sacra. La pittura della Pala già benedetta è di S. Nicolò titolare, sopra la quale v’è la B.V. Vergine col Bambino, adornata con picciola cornice. Il soffitto a volto è coperto con laste, nel di cui mezzo è una piccola piramide, sopra cui il … Como promise di fissarvi una croce di ferro. La chiesa è lucida a sufficienza, havendo lume da sei finestre tre a mezzogiorno et altre tante a Settentrione con suoi vetri. Sopra la porta di detta chiesa v’è una campana benedetta et a mano dritta al di dentro sarà fissata al muro la pila dell’Acqua Santa. Non v’è comodo in detta chiesa per custodirvi le sacre suppellettili, ma il detto Lorenzo Como le conserva nella sua camera in una cassetta provveduta per tal effetto. Non vi è tavolino per comodo al sacerdote d’appararsi (vestirsi); né genuflessorio, né tabella per la preparazione, né bacinella per le ampolle; ma il Como ha promesso di subito provvedere le dette cose”.
Girolamo Pluro (che fu zelante pievano, parroco, di Sedico dal 1690 al 1719), interpellato dal cancelliere, disse che la chiesa era stata eretta a sua insaputa e, in data 15 luglio 1712, diede un parere negativo per i motivi sotto esposti.

“Il luogo dove è fondata la chiesa è molto indecente e per il traffico e per il sito (… la porta della cusina dell’osteria è a dirimpetto della porta della chiesa stessa non più distante di passi tre (circa metri 5,2). Alle mura della medesima si soddisfano all’inchieste naturali et quelle servono di riparo alla grassa o letame che vogliamo dire.
La maggior parte de passeggeri sono cavallari con vino, che caricano e scaricano le loro some in loco dove la groppa de cavalli tocca la porta della chiesa. Stando aperta, questa non è esente dall’ingresso delle galline e degli animali più immondi, anzi per non tenirla totalmente chiusa è stato posto un restelletto et a questo, non sono molti giorni, erano vincolati (legati) due asini”.

Il pievano faceva inoltre presente che spesso vicino ai passi a barca si presentavano finti sacerdoti a celebrare le messe (e poi fuggivano) per averne il compenso e che lui, avendo la canonica lontana e molte chiese filiali, non poteva garantire anche per quest’ultima. D’altronde già nei pressi della Barca, a Pasa, esisteva una chiesa. Il 22 agosto 1712 la contessa, avendo saputo della contrarietà del pievano di Sedico, supplicava nuovamente il Vescovo di far sì che si potesse celebrare la messa per tutti i pericoli in cui si dovessero trovare li nostri mulattieri.

Quattro giorni dopo il Vescovo, pur lodando la pietà della contessa, in pratica non dava il consenso in quanto doveva far sì che il luogo da benedirsi non resti esposto a profanazioni.

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