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Alessandro Seffer

Alessandro Seffer

Primogenito di Giambattista, originario dell’Armenia, e di Antonia Alpago, Alessandro Seffer nacque a Belluno nel 1831. Il precoce talento nella pratica del disegno gli consentì di diplomarsi brillantemente a Venezia e di insegnare presto la disciplina nelle scuole di Belluno e nella città lagunare. La serietà e il talento gli permisero negli anni di conseguire importanti riconoscimenti e menzioni in ripetute occasioni, in Italia e all’estero, formando altresì non pochi allievi che seppero a propria volta segnalarsi in concorsi e manifestazioni di interesse artistico (a Londra e Parigi) riconoscendo in lui un validissimo maestro.

Seffer Aelssandro – Archivio eredi Seffer
Alessandro Seffer

All’amore per il disegno Seffer seppe coniugare una prolifica attività di pittore, raccogliendo attorno a sé una nutrita schiera di avveduti collezionisti ed estimatori delle sue grandi o piccole tele.

Seffer Alessandro – Bacino di San Marco, olio su tela, 32×22
Alessandro Seffer

I soggetti delle sue opere possono essere raccolti, sostanzialmente, in quattro filoni principali: le vedute, i paesaggi, i ritratti e le scene di genere. L’artista maturò con gli anni uno stile personalissimo, dove gli echi dei grandi del passato (Ricci e Zais nel Settecento, ma anche i moderni Ciardi, Favretto e Caffi) si fondevano con le sue pacate elaborazioni, frutto di instancabili ricerche personali, rifuggendo sempre una sterile imitazione di comodo.

Seffer Alessandro – Il saluto dei sovrani d’Italia,1903, olio su tela, 43×59
Alessandro Seffer

Amò sempre la sua città natale alla quale dedicò importanti tele, con scorci e vedute illuminati da una luce tersa ma mai abbagliante, fissando con i pennelli momenti e vicende degni di interesse storico come l’Esposizione del tricolore a Belluno, oppure Il saluto dei sovrani d’Italia (1903).

Seffer- Valle del Boite 1868 olio su tela 76,6×56
Alessandro Seffer

Ma il suo estro seppe fermare per sempre, da solerte e distaccato cronachista, anche i danni del violento terremoto del 1873, regalandoci altresì le più suggestive ed ampie vedute di Piazza Campitello (oggi dei Martiri, prive degli attuali giardini).

Seffer Alessandro – Veduta di piazza Duomo con campanile, olio su tela, 53×43
Alessandro Seffer

Tuttavia, le tele nelle quali seppe eccellere in modo particolare, per cui ancora oggi è ricordato, furono le vedute e i paesaggi delle amate montagne bellunesi, nelle quali attraverso un pacato realismo volle restituire la palpitante atmosfera dell’aria in scorci di incantevole bellezza – fra ruscelletti laghi e maestose cime – toccando in taluni casi vertici di puro lirismo, mediante la vaghezza del suo colorire.

A fianco delle disagevoli salite alpestri, Seffer tradusse anche l’armonia degli orizzonti della marca trevigiana, ove spesso si recava, puntellati da esili ed eleganti betulle, resi a volte con tocco vibrante e impressionista, talaltra con fare macchiaiolo.

Non di meno a Venezia il nostro artista si rifugiava appena poteva per trarre ulteriore ispirazione in quella città da sempre crocevia di cultura e arte, trovando nuova linfa e vigore al proprio estro creativo: lì sono nate tele che hanno fissato poetici scorci di ombrose calli e silenzi claustrali, alternati a scintillanti specchi d’acqua della laguna sui quali scivolano con lentezza piccole barche di pescatori o più grandi velieri.

Il suo stile seppe evolvere nei decenni declinandosi in un ventaglio di forme espressive, e tecniche esecutive, davvero sorprendenti, proprie di un grande artista quale egli fu. Nei suoi dipinti l’artista inserì spesso piccole figure che non sono mere comparse ma presenze funzionali a restituire una multiforme umanità, a cui Seffer prestava grande valore e attenzione, che si trattasse di eleganti borghesi al pari di umili popolani. Seffer si spense il 29 maggio 1905, dopo una lunga malattia.

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