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Aldo De Vidal e la natura

“Per cavarne fuori la poesia”

Aldo De Vidal e la natura

“Per cavarne fuori la poesia”

Sulle Dolomiti c’è un fiore bellissimo, la Primula meravigliosa. Un fiore di origine molto antica, che ha conosciuto le tormentate, difficili stagioni della formazione delle Alpi, gli aspri periodi delle glaciazioni, adattandosi a vivere su terreni freddi, oppressi dai lunghi inverni, dalle primavere tardive, dalle brevi estati e dai ventosi periodi autunnali. Ha resistito fino ad oggi cercando sempre, diversamente dalla sua cugina Primula auricola, amante del sole e dei luoghi asciutti, i versanti in ombra, crescendo tra le rocce di lunghi pendii, dove ancor oggi fa brillare i suoi petali che hanno il magico colore dell’aurora. È dunque un piccolo fiore che porta la bellezza negli ambienti più repulsivi della montagna. Allegoricamente questo elemento naturale può richiamare alla mente l’esperienza di alcune persone, poeti, letterati, artisti, studiosi spesso relegati ai margini della comunità di montagna, i quali hanno generato delle gemme di vitalità e di bellezza, lottando spesso contro una generalizzata diffidenza.

Una di queste personalità è sicuramente il pittore cadorino Aldo De Vidal, artista capace di indagare e trasmettere l’ambiente circostante fatto di uomini e tradizioni, di lotte e di drammi, di natura e di sogni, contrastando sempre il pensiero della montagna mitizzata e sublime, consapevole che l’ambìta cima è un elemento effimero, e casuale dettato dalla creazione del lungo processo distruttivo.

L’esperienza di vita e di arte di Aldo De Vidal offre una possibilità di una particolare riflessione sulla storia del Novecento locale: nato a Lorenzago di Cadore nel 1912, a soli tre anni conosce direttamente la fame e la disperazione della guerra. Affascinato dalla natura dell’uomo inizia a raccogliere aneddoti e ad avvicinarsi alla pittura progressivamente, rimanendo folgorato nel corso degli anni 30 da una mostra personale di Renato Guttuso e dalla sua arte di denuncia e di disprezzo verso le ingiustizie sociali e gli abusi di potere.

Un incontro fondamentale, negli stessi anni, avveniva casualmente, nel bosco, con l’artista bellunese Toni Piccolotto: “ero intento a far legna mentre incontrai l’artista Toni Piccolotto detto Pistagna, portava la cassetta del colore a mo’ di zaino, quella cassetta non mi diede più pace, era come se mi avessero iniettato nel sangue miele e veleno”.

Subito dopo la seconda guerra mondiale, e la partecipazione diretta nella lotta di liberazione nelle milizie partigiane, De Vidal si impegna profondamente nella realizzazione di una pittura sociale: i soggetti erano i boscaioli, gli operai, le persone che incontrava ogni giorno, la gente del Cadore, onesta e operosa. Raccoglie lusinghieri apprezzamenti dalla critica più esigente e ricevendo nel ‘47, l’ambito premio “Auronzo”.

Con l’andare del tempo, minato da profondi drammi come la perdita della figlia Anna a soli 11 anni, lo stile di Aldo diventava il portavoce di una pittura profondamente legata all’essenza della vita, con opere fatte di figure primitive e possenti intrichi di gesti: non teneri bambi, non gentili erbe, ma animali e volti sentiti in un vitale e tragico ciclo. Esalta la materia, nobilita il verde che diventa imperante, travolgente, quasi olfattivo.

Gli anni maggiormente significativi vanno dal 1969 al 1985: concretizza una serie di collaborazioni artistiche con Mario Rigoni Stern e Ermanno Olmi, partecipa attivamente alla denuncia dei drammi del mondo con un ciclo dedicato alla Sete Africana, organizza diverse esposizioni in ambito nazionale e nell’est Europa e nel luglio 1980 realizza i primi murales di Cibiana assieme a Vico Calabrò e a Giuliano De Rocco.

Le sue deformazioni formali e stilistiche raccontano il suo mondo, fatto di elementi concreti e umili, della foresta quotidiana che giace nel fondovalle, di quella dimensione che non arriva mai sulla cima per purificare l’anima.

L’auspicio di un inserimento meritato e definitivo tra i grandi protagonisti dell’arte del Novecento bellunese si riallaccia all’invocazione espressa dallo scrittore Mario Rigoni Stern, “in questo mondo dove tutti corrono senza saper dove, viene dalle opere di Aldo De Vidal, un invito a soffermarsi almeno un attimo con lui per scrutare il mistero di una sorgente, la luce di un cardo, il viso di un vecchio; ma non per un culto puro e semplice della natura, ma per “cavarne fuori con semplicità la poesia”, come ci insegna Baudelaire”.

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