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Alberto Mastellotto

allievo di Luigi Cima

Alberto Mastellotto

allievo di Luigi Cima

Alberto Mastellotto, nato nel 1904, “Berto” per i compaesani di Villa di Villa, figlio di genitori villesi emigrati in Slovenia e ritornati in seguito, rimane presto orfano.

2 Mastellotto A. Neve a Tiago 1950 olio su tela 63×68
Alberto Mastellotto

Dopo aver frequentato a Firenze una specifica scuola per sordomuti, grazie all’aiuto di parenti e della Parrocchia, ritorna a Villa di Villa dove frequenta lo studio del pittore Luigi Cima che lo avvia con successo alla pittura, in particolare quella paesaggistica. Alla morte del maestro, continua a coltivare la sua passione e, con la sua storica bicicletta attrezzata al trasporto di cavalletto e cassetta dei colori, percorre tutto il territorio della Sinistra Piave in tutte le stagioni.

ALBERTO MASTELLOTTO
Alberto Mastellotto

Lavora sempre più spesso su commissione riscuotendo i pagamenti spesso in natura. A testimonianza di questo le sue opere si incontrano ancora oggi in molte case del territorio. Dopo la scomparsa del Cima, dagli anni 40 e per un paio di decenni, Mastellotto allarga i suoi orizzonti e si spinge in altre zone della provincia: nel Feltrino e in Val Canzoi, ma soprattutto trascorre lunghe stagioni nell’Agordino dove viene ospitato per mesi da famiglie appassionate di pittura.
Testimonia Loris Santomaso, animatore culturale di Agordo, che, ancora in giovane età, ricorda la figura di Mastellotto spesso ospitato nella casa paterna. Le Dolomiti agordine sono i soggetti delle sue numerose opere commissionate dagli amici che lo ospitano.
Al suo fianco, nelle uscite en plein air, lo accompagna il più giovane Noè Polazzon, giovane pittore di Voltago, desideroso di impararne la tecnica.

1 Mastellotto A. Disgelo del ruscello Olio su tela 36×26
Alberto Mastellotto

Personalmente lo ricordo negli incontri dal suo ritorno dal lavoro, con la sua inseparabile bicicletta, d’obbligo una tappa alla Locanda Tre Rose (Villa di Villa), per un (unico) bicchiere di rosso che gli offrivo per aver la scusa di parlare un po’ con lui di pittura. Dopo “l’ombretta” si recava dal falegname Cecchella per studiare le artigianali cornici più adatte, ancora oggi riconoscibili per il disegno molto personalizzato. Avevo chiesto di seguirlo in qualche sua uscita e si dimostrò subito molto disponibile, ma la prima uscita non ci fu mai, perché pochi giorni dopo l’accordo giunse la notizia del tragico incidente, era il 1975.

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