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Alberi monumentali nelle storie popolari

Alberi monumentali nelle storie popolari

Alcuni alberi sono diventati la dimora ideale di storie fantastiche che si tramandano negli anni e sono patrimonio culturale delle comunità. Molti conoscono Melere dove si tiene annualmente una festa che richiama folle festanti e numerose. Pochi sanno, invece, che nei pressi esiste un circolo magico di otto faggi, magnifico e misterioso. Si tramanda la storia o leggenda che questo luogo, posto al centro di una radura isolata, fosse il ritrovo esoterico dove le streghe, nelle notti senza luna, compivano i loro sabba satanici. Queste storie derivano senz’altro dalle tradizioni popolari dei nostri territori che descrivono figure fantastiche e magiche, come il Mazarol, l’Om Salvarec, le Anguane.

Franco Fontana di Belluno Ciak ha ambientato qui un film di genere fantastico del 2010 dal titolo “Le senza volto – Streghe di Cavarnere” che ha voluto valorizzare le tradizioni e la cultura popolare delle nostre zone. Inoltre, la Pro Loco di Trichiana da alcuni anni organizza un’escursione notturna guidata tra i luoghi del mistero di questa località, molto apprezzata dal pubblico. In realtà i faggi sono stati piantati per un motivo ben preciso legato al lavoro contadino: qui alloggiava il “casel del lat” e l’ombra dei giganti arborei era efficacemente refrigerante. Resta comunque la suggestione di questo circolo di colossali faggi che affascina e fa volare con la fantasia.

A Quero, in località Cilladon, ci troviamo di fronte ad un autentico campione di longevità. Si tratta di un castagno dell’età presunta di 600/700 anni, alto più di 11 metri. Sul tronco notiamo un occhietto che ci osserva, è il Balech che se ne sta rincantucciato per paura di farsi acciuffare. Si racconta che Cilladon fosse un paesino tranquillo finché non venne uno spiritello dispettoso a disturbare la quiete. C’era chi si trovava tutte le carote dell’orto sradicate, chi il latte appena munto rovesciato; nella stalla le mucche avevano le code attorcigliate, in cucina le pentole piene di cibo svuotate. Gli abitanti del luogo, una sera, decisero di uscire per acchiapparlo e portarono con sé forconi, bastoni e falci. Dopo alcune ore finalmente riuscirono a vederlo, lo inseguirono, ma il Balech si riparò dentro il tronco cavo del castagno.
Era scomparso e da allora nessuno più riuscì a vederlo: era diventato lui stesso albero. Anzi, da allora lo spiritello, grato al grande castagno per averlo salvato, è diventato il protettore della salute dell’albero che continua a fruttificare anche dopo che un fulmine lo colpì bruciandolo per ben tre giorni.

In compagnia di Anacleto, a Sitran, in comune di Puos d’Alpago, all’interno di un bosco incontriamo l’albero della bicicletta, caratteristico non tanto per la sua maestosità, ma per il fatto che ha inglobato all’interno del suo tronco una bicicletta. Si dice che un contadino di Sitran avesse comprato una bicicletta bellissima. Tutti i giorni andava nei campi a lavorare e la sera puliva per bene la sua bici fino a farla tornare lucida come nuova. Ormai vecchio, la usava solo per trasportare gli attrezzi, avanti e indietro dai campi alla sua casa. Un giorno un grandissimo temporale sorprese l’uomo che tornò a casa più in fretta che poteva lasciando però, la bicicletta sotto le fronde del castagno. Anzi, appesa al castagno stesso perché le ruote non si rovinassero. L’uomo infine morì e la bicicletta rimase per sempre dove la si può vedere ancor oggi: appesa ed imprigionata dal tronco del castagno.

Guardare gli alberi più da vicino e conoscere le loro storie si rivela molto appassionante, è un viaggio attraverso la memoria, perché, come dice Romano Battaglia:

“Siamo il frutto del nostro passato, siamo la vita stessa che ci è cresciuta dentro come il fusto di un albero con i colori, i profumi e le imperfezioni che i venti e le piogge hanno fissato per sempre sulla sua corteccia”.

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