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Al fogo de la vecia

Le origini e i simboli del rito

Al fogo de la vecia

Le origini e i simboli del rito

Grazie al volontariato rivive a Sospirolo la tradizione del “Brusa la Vecia”. Si terrà giovedì 24 marzo (sabato 26 in caso di maltempo) a Volpez (Riva del Fagher) alle 20 con l’attesa lettura del testamento. L’evento, uno dei pochi in provincia, sarà curato dal Comitato Pascoli-Volpez, Aib per la sicurezza, con la collaborazione della Pro loco “Monti del Sole”. L’evento si svolgerà nel rispetto delle restrizioni, Green Pass obbligatorio. L’occasione è grotta di scoprire di più su questo appuntamento di metà Quaresima, festa antichissima che si celebra in particolare nell’Italia settentrionale e centrale.

Tra significati nascosti e archetipi
Questo fenomeno prevede concretamente la lettura del testamento della Vecia e successivamente la cremazione della sua figura, concretizzata in un fantoccio. La tradizione ha origini che si perdono nella notte dei tempi ed ha subito moltissime variazioni nel corso dei secoli e dei luoghi. Ogni cultura ha dato un suo specifico significato ai singoli elementi che compongono la festività, per esempio il nome del manichino viene espresso per mezzo di specifici vocaboli locali; altri sono riconducibili ad archetipi – immagini il cui significato è universalmente conosciuto in modo inconscio – come considerare il fuoco quale forza per la rinascita.

Le origini del rito
Le radici affondano nell’antica Roma, come fusione di storiche religioni italiche, celtiche, orientali e tradizioni pagane pervenute per mezzo di invasioni e contatti di vario tipo. È probabile che la Chiesa abbia voluto cristianizzare molte delle tradizionali festività precristiane, tra cui quella qui studiata. Le arcaiche feste solstiziali legate all’arrivo dell’equinozio primaverile, che inaugura il periodo più luminoso dell’anno, sono caratterizzate da differenti significati: orgiastico, purificatorio o propiziatorio. Nel mese di gennaio si poteva assistere a ricorrenze legate alla purificazione dei campi o alla fecondità degli animali, mentre in febbraio si susseguivano molti riti ad obiettivo espiatorio. Infatti le anime dovevano essere lavate dai loro peccati; di questo periodo sono tuttora tipiche delle azioni che mirano a liberarsi del vecchio per lasciare spazio al nuovo (una sorta di “pulizie di primavera”). Analizzando più nel dettaglio l’etimologia del secondo mese dell’anno se ne può dedurre il carattere prevalente: dal latino februarius, a sua volta derivato dal verbo februare che significa letteralmente “espiare” o “purificare”.

Significati simbolici
Il passaggio successivo è il rinnovamento, un atto per cui si abbandona il vecchio, lasciando spazio alla speranza di qualcosa di nuovo e luminoso. Non a caso nel mese di febbraio il sole comincia ad essere più presente rispetto ai mesi precedenti, caratterizzati dalla parziale assenza di luce. Il bagliore primaverile di rigenerazione dona calore all’animo umano, perciò questo concetto può essere perfettamente associato al simbolo del fuoco.

Quest’ultimo dona vita e protezione da milioni di anni, in quanto presente dal pleistocene con azione difensiva. Il fuoco illumina il cammino dell’evoluzione dell’umanità e la fiamma è equiparabile al nuovo. Relativamente all’aspetto calendariale si può far coincidere con l’inizio. Allo stesso modo, da un punto di vista religioso, il principio indica il momento zero di completa perfezione e purità d’animo e corpo. Il fuso e le semenze
Il modello dell’anziana signora, arrivato sino a noi con la sua tipica forma, impugnava tra le mani un gran fuso di ferro, dato che “minacciava di filare le budella alle donne che non si astenevano da quel lavoro”, come scrive Gianluigi Secco nel suo libro “Mata”.

La vecia rappresenta la cattiveria, la senilità e la natura opposta all’ordine e alla pulizia. Nonostante la sua anima malvagia la vecchia tiene tra le mani un sacchetto di semi che offre alla comunità.

Le semenze, lette secondo un significato allegorico, sono le sostanze che permettono la nascita e la crescita dell’anno nuovo.

Si crea così una continua discendenza in cui le passate generazioni seminano granelli di cultura nelle nuove, le quali le faranno proprie e le interpreteranno secondo il loro luogo e tempo storico.

Considerando il contesto bellunese, la vecia veniva scacciata in vari modi: non solo con delle fiaccole, tradizione tipica sospirolese, ma anche a suon di campanacci nel basso Agordino e a Cortina. Per questo non si può attribuire un significato univoco e definitivo “al’fogo dela Vecia”.

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