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Adotta una mostra

l’edificio scolastico di Lentiai aperto a mostre itineranti

Adotta una mostra

l’edificio scolastico di Lentiai aperto a mostre itineranti

Mentre l’Ufficio Scolastico Regionale sollecita gli istituti veneti a portare i ragazzi in visita alla diga del Vajont, l’Istituto Comprensivo di Mel, che da sempre programma per le classi terze della secondaria un’uscita sui luoghi della tragedia, in occasione dei sessantanni dall’evento ospita, per tutto il mese di aprile, la mostra “Le memorie del Vajont”.

L’iniziativa, proposta e coordinata dal Prof. di tecnologia Christian Gaio, si colloca all’interno del progetto più ampio “Adotta una mostra”, che prevede di utilizzare l’atrio “lecorbuseriano” dell’edificio che accoglie a Lentiai primaria e secondaria, affinché diventi, come spiega il dirigente Umberto De Col, «uno spazio laboratorio per le competenze di cittadinanza che hanno valore sociale».

La scuola così ha già ospitato, nel mese di marzo, la mostra “Le Dolomiti, Patrimonio Mondiale Unesco, fenomeni geologici e paesaggi umani” inaugurando di per sé questo nuovo concetto di spazio che desidera essere -come afferma De Col- «un luogo didattico innovativo da condividere, nel quale scuola e territorio dialogano attraverso la fruizione di mostre di cui godere e che diventano supporto dei percorsi didattici attraverso i quali i ragazzi possono affrontare trasversalmente argomenti importanti come l’attenzione e la cura dell’ambiente nel quale viviamo.»

“Le memorie del Vajont” è un’esposizione fotografica realizzata nel 2022 dalle classi quinta Liceo Scienze applicate e Liceo Scienze Umane dell’Istituto Canossiano paritario “Vittorino da Feltre” di Feltre. La mostra è il frutto di un percorso più articolato, realizzato in collaborazione con il professor Enrico Bacchetti, direttore dell’ISBREC, e con la professoressa Adriana Lotto, confluito poi in un’esposizione fotografica corredata da un video, ideato dall’alunno Lorenzo Dal Cortivo, per ricostruire quei tragici minuti del 9 ottobre 1963. L’audio del video è tratto da un segmento dello spettacolo teatrale Il racconto del Vajont di Marco Paolini e Gabriele Vacis, mentre le immagini sono un montaggio delle scene del film Vajont–la diga del disonore di Renzo Martinelli intervallate da riprese dell’epoca del disastro.

La mostra invece si divide in tre sezioni: il prima e il dopo, sulle due pareti lunghe, articolate in due binari paralleli che raccontano gli eventi della storia dell’uomo (sotto) e della storia del luogo (sopra); il durante, invece, è rappresentato dalla fotografia degli orologi raccolti sulla spianata di Longarone e fermi alle ore 22:41.

Lo scopo della quarantina di immagini selezionate dagli studenti è stato quello di ricostruire la storia del luogo e la storia dell’uomo che dialogano tra loro sia prima che dopo la strage del Vajont: pur non avendo l’intenzione di ricostruire tutta la vicenda, i ragazzi hanno voluto sensibilizzare e tener viva la memoria ora che, per motivi anagrafici, i testimoni e i superstiti stanno scomparendo.

All’interno sempre di una programmazione per unità didattiche di apprendimento, i ragazzi delle classi terze della secondaria di Mel e Lentiai in maggio andranno in visita ai luoghi della tragedia: percorrendo il coronamento di quella che rimane un’opera di ingegneria straordinaria, imperitura perché la memoria non sbiadisca, dedicando un momento di raccoglimento difronte a quelle 1910 lapidi bianche, ripercorrendo la storia di quei tragici avvenimenti attraverso le testimonianze raccolte nel museo di Longarone. E saranno proprio le immagini della mostra ospitata a Lentiai e aperta al pubblico il sabato mattina previo appuntamento (0437 753350 chiedere di Francesca), a prepararli e ad accompagnarli in questo percorso della memoria: parlandone non solo dal punto di vista dell’ambiente, grazie alla programmazione di geologia e agli interventi specifici degli insegnanti di scienze, ma anche analizzando, con le insegnanti di lettere, il contesto storico e gli scritti di Tina Merlin, che inutilmente mise in guardia sul rischio che le popolazioni di Casso, Erto e Longarone stavano correndo.

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