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Acquiferi carsici in ambito Dolomitico

Il percorso dell’acqua, i ghiacciai e molto altro...

Acquiferi carsici in ambito Dolomitico

Il percorso dell’acqua, i ghiacciai e molto altro...
Acquiferi carsici in ambito Dolomitico

Sono state pubblicate sul web le registrazioni amatoriali della serie di incontri “Acquiferi carsici in ambito dolomitico” inerenti l’acqua in zone montane e organizzati a cura del Gruppo speleologico Cai Feltre, del Gruppo Escursionisti Cesiomaggiore, e del Museo Etnografico Dolomiti di Seravella.

Nel primo incontro “Acquiferi delle Dolomiti e idrogeologia montana” a cura di Lucio D’Alberto (Arpav), si è parlato del percorso dell’acqua dalla montagna alla sorgente. L’acqua è immagazzinata nelle porosità delle rocce, e viene veicolata verso il basso tramite le fratture che creano percorsi preferenziali le cui dimensioni, nel caso di rocce carsificabili, possono ampliarsi nel tempo. Il contatto tra la roccia e l’acqua permette la dissoluzione di particelle che le conferiscono caratteristiche peculiari proprie della composizione della roccia stessa. Il percorso sotterraneo termina presso le sorgenti, dove si effettuano i monitoraggi per valutare la qualità e la quantità della risorsa idrica. Per quest’ultima si è registrato un calo negli ultimi 2–5 anni (aggiornamento dati dicembre 2023).

L’andamento è stato confermato anche nel secondo incontro “Le riserve idriche solide in superficie e in ipogeo” riguardante neve e ghiaccio di superficie e di grotta (ipogeo) come fonti di alimentazione degli acquiferi. Mauro Valt (Arpav) ha mostrato immagini che evidenziano una drastica riduzione dei volumi dei ghiacciai alpini nell’ultimo centennio. Anche l’apporto fornito dalla neve è in calo. Il monitoraggio della copertura nevosa nell’area montana veneta si ha tramite foto satellitari, sensori nelle stazioni meteo che rilevano l’altezza della neve e i rilievi in campo: complessivamente vi è una riduzione della quantità della neve e della sua permanenza al suolo. La situazione dell’inverno in corso è preoccupante poiché il quantitativo di neve caduto fino ad inizio febbraio è stato meno di un terzo della media.

Il prof. Bartolomeo Vigna (Politecnico di Torino), invece ha parlato di ghiacciai ipogei come riserve d’acqua e archivi termometrici. I ghiacciai ipogei a “pozzi a neve” sono profonde spaccature nella roccia dove si accumula la neve. La variazione del livello della neve fornisce indicazione sull’andamento di queste riserve d’acqua. Nei ghiacciai localizzati dentro alcune grotte invece il meccanismo di accumulo di ghiaccio è diverso. Le grotte con il loro “respirare” funzionano da impianti di condizionamento: l’aria proveniente dall’esterno congela l’acqua in inverno e ne scioglie parte in estate. Negli ultimi 40 anni si è osservato che alcuni di questi ghiacciai si sono sciolti rilasciando acqua risalente a 300 anni fa.

Nell’ultimo incontro “I piani di sicurezza dell’acqua: dalle fonti al contatore”, Michele Bianchi e Sandro Della Libera (Gruppo di lavoro Psa di Viveracqua Consorzio dei gestori idrici del Veneto) hanno illustrato la gestione degli acquedotti e le nuove normative. La rete acquedottistica è formata da opere di captazione, tubazioni principali, serbatoi, impianti di potabilizzazione e rete di distribuzione. Nella provincia di Belluno vi sono oltre 500 opere di presa e 3500 km di tubazioni e la principale fonte di inquinamento sono i batteri. Mantenere la qualità dell’acqua erogata dipende dalla conoscenza degli impianti e dalla preparazione nell’affrontare condizioni di emergenza.
La nuova legislazione sulle acque potabili prevede che i gestori acquedottistici e gli enti di controllo territoriali predispongano un piano di monitoraggio a monte dell’opera di captazione e di gestione del sistema acquedottistico per prevenire eventuali problemi di qualità e quantità dell’acqua erogata.

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