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Abitare le nostre montagne

riflessioni dei ragazzi con don Ciotti

Abitare le nostre montagne

riflessioni dei ragazzi con don Ciotti

Abitiamo la terra, è la nostra casa comune. Approfondimento: montagne. Questo il nome del seminario che cinque ragazzi e cinque ragazze del nostro territorio, tra i 21 e i 29 anni, hanno frequentato, dall’11 al 13 settembre ad Auronzo di Cadore, grazie alla promozione e al supporto del Gal Dolomiti e Prealpi. Una tre giorni organizzata da Casacomune, un’associazione diramata dal Gruppo Abele di don Luigi Ciotti, dedicata alla promozione scientifica, culturale ed etica dei valori espressi dall’enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco, la cui tematica centrale è stata quella di analizzare le problematiche, le potenzialità e i cambiamenti in atto della montagna.

Ad aprire i lavori, venerdì 11, la responsabile del progetto, Mirta Da Pra Pocchiesa, seguita dal presidente della Uncem, Marco Bussone, il quale ha posto l’accento sull’affrontare a livello politico, sia locale che nazionale, il tema dello spopolamento e dell’abbandono della montagna, andando a sottolineare l’importanza di saper investire bene, dando qualità agli investimenti in atto. Poi è stata la volta di don Luigi Ciotti, che ha incentrato il suo discorso sull’enciclica, definendola un abbraccio universale, rivolto a tutti, ma anche vedendola come un impegno morale e religioso che non perde di vista la scienza la quale deve essere strettamente legata all’economia. Il carismatico parroco ha concluso dicendo che siamo tutti, oggi, in debito con la natura e, per questo, dobbiamo sentirci come parte in causa nella lotta al cambiamento climatico.

Dopo il ricco pranzo, rigorosamente vegetariano per tutte e tre le giornate, ha parlato, per prima, Vanda Bonardo, presidente Cipra Italia e responsabile nazionale Alpi di Legambiente, fornendo ai partecipanti un excursus sulla montagna e i suoi abitanti, partendo dal passato, per arrivare al giorno d’oggi e pensando al futuro. È toccato, poi, al meteorologo Luca Mercalli che ha illustrato la situazione climatica esistente e il nuovo ruolo di accoglienza che le montagne potranno avere con il riscaldamento globale.

La giornata di sabato 12, invece, si è aperta con un’interessante passeggiata per i boschi della Riserva naturale orientata di Somadida con i racconti sulla biodiversità di Cesare Lasen e sulla selvicoltura del professore di ecologia Tommaso Anfodillo. Tornati alla Villa Gregoriana, sede del corso, il sociologo Diego Cason ha esposto la sua tesi su Vaia come Angelus Novus, ponendo l’accento sul rapporto tra l’uomo e le catastrofi naturali. Lucio Cavazzoni, presidente di Goodland, ha incentrato il suo discorso sul cibo come atto politico in cui i cittadini hanno un ruolo molto importante e, poi, Marcello Martini Barzolai, allevatore del Comelico, ha raccontato la sua esperienza di lavoratore agricolo di montagna. Il pomeriggio si è concluso con la geografa Viviana Ferrario che ha esposto il rapporto tra forme del territorio, immagini territoriali e comportamenti con lo specifico focus sulla montagna vista come abbandono, ambiente incontaminato e playground. La giornata, poi, si è conclusa con un bellissimo spettacolo tra il serio e il comico del polivalente Marco Paolini.

La giornata di domenica 13, invece, ha visto parlare Mastrojeni Grammenos, diplomatico che, da trent’anni si occupa della relazione fra ambiente, giustizia e pace; Grammenos si è occupato di mostrare a livello globale i fenomeni sopracitati, con una particolare attenzione sul fenomeno migratorio rapportato ai cambiamenti climatici e ai conflitti in atto. Prima delle conclusioni, ha parlato il docente di sociologia del territorio, Andrea Membretti, impostando il suo discorso sulla visione di una montagna come luogo da cui ripartire e illustrando i vari tipi di montanari che oggi popolano le zone alte del nostro Paese.

Per concludere Da Pra, Bussone, il vescovo Renato Marangoni e don Ciotti hanno espresso il loro gradimento e soddisfazione per una rassegna che ha lasciato a tutti buoni punti di riflessione, senza dimenticare che c’è urgenza per salvare il nostro pianeta, ma al tempo stesso c’è speranza, se si punta sulla qualità e non ci si teme di dirci le cose scomode.

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