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A passo di pecora

in cammino con la pastora Caterina

A passo di pecora

in cammino con la pastora Caterina

Caterina guarda la terra, cerca l’acqua, cerca i prati. Il suo sguardo è sempre ai lati della strada, per vedere se c’è dell’erba buona e i passaggi giusti per raggiungerla. Anche quando soffia vento di burrasca, i contorni degli alberi si fanno indistinti e sfocati e le gocce di pioggia rigano il cielo, vorrebbe sedersi accanto al suo gregge e osservare le pecore che ruminano pasciute. Caterina, infatti, è una pastora che vive i ritmi della transumanza, suona la fisarmonica e racconta un mondo antico, quasi mitologico, popolato di persone che abitano a stretto contatto con la natura e non si scoraggiano di fronte alle fatiche del vivere.

Cortina 1
A passo di pecora

Le chiediamo come nasce questo suo legame profondo con le pecore.
Sin da piccola mi sono sentita in affinità con gli animali, pur non avendo una tradizione familiare alle spalle. Forse più che una pastora, mi sento una pecora. Finché le pecore non sono sazie, sento anch’io lo stomaco vuoto, riconosco il belato di una madre che sta cercando il suo piccolo, da quello delle sue compagne che vogliono fare quattro chiacchiere. Sento se un agnello prova dolore, ma forse queste cose le capisco perché sono madre. Riesco a comunicare con le mie pecore, a capire le loro esigenze e anticipo le loro azioni.

foto transumanza 1
A passo di pecora

Abbiamo un’idea piuttosto bucolica del pastore, quali sono gli aspetti positivi e le sfide da affrontare in questo mestiere?
Il pastore vive un rapporto simbiotico con i suoi animali, ha la possibilità di ritrovarsi in un habitat fatto di prati, torrenti, boschi e di attingere linfa vitale dai profumi, dai sapori, dai racconti. D’altro canto si deve occupare, soprattutto se donna, di mille altre cose: assicurarsi che ci sia sempre tutto l’occorrente per passare un lungo periodo fuori casa, chiedere i permessi di transito ai vari comuni, tenere in ordine pile di incartamenti, avvisi, comunicazioni e poi pulire, lavare, stirare…

foto della mussa
A passo di pecora

Le pecore vanno tosate, come utilizzi la lana che ricavi?
Ho sempre avuto a cuore il tema dell’utilizzo della lana nostrana, perché noi pastori siamo obbligati a tosare le pecore, almeno una volta all’anno, per una questione di benessere animale. Una volta la lana era un guadagno, mentre adesso è un costo. Al momento viene smaltita come rifiuto speciale, oppure recuperata per fare pannelli isolanti, concime, materassi. I centri di raccolta nel Nord Italia, però, sono pochi e sono concentrati nel Biellese. Attualmente è in corso un progetto, denominato Woolshed, avviato dal Centro Consorzi di Sedico, mirato a ringiovanire l’industria laniera alpina attraverso la ricerca e il design.

Caterina suona
A passo di pecora

Un altro obiettivo a lungo termine è quello di capire se sia fattibile aprire un centro di raccolta e lavaggio nel Veneto. Io cerco di valorizzare la mia lana. La faccio lavare, filare e la utilizzo per i miei laboratori. Ritengo assurdo che venga considerata un rifiuto speciale, sottoposta ad una procedura di smaltimento, come si trattasse di amianto, quando, invece, è un prodotto agricolo del tutto naturale. Potrebbe essere adoperata anche come pacciamatura nell’orto: tiene lontane le lumache, mantiene l’umidità della terra, impedisce la crescita delle erbe infestanti.

Viaggi sempre in compagnia della tua fisarmonica, quale ruolo riveste la musica per te?
La musica mi consente di esprimere quello che ho dentro e mi permette di evadere dal tran tran quotidiano della vita del pascolo. Spesso, mi ha permesso di entrare in sintonia con le persone che ho incontrato lungo le vie della transumanza.

Se durante una passeggiata incontrate Caterina e le sue pecore, fermatevi a chiacchierare con lei e fatevi raccontare i mille aneddoti che arricchiscono la sua vita.

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