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60 anni fa l’abbandono di Gena Alta

il 13 marzo 1962 l'ultima famiglia lasciò il paese

60 anni fa l’abbandono di Gena Alta

il 13 marzo 1962 l'ultima famiglia lasciò il paese

C’era anche prato a Gena, che non si dica che lassù son solo montagne. E 100 passi separano la casa di Gigeto, nato nel 1933, da quella della Teresina ma ancora oggi, dopo 63 anni di matrimonio, raccontano che era proibito percorrere quel fazzoletto di terra per potersi incontrare. Guai calpestare il prato, con il suo “oro verde” destinato alle poche vacche che il paese di Gena Alta poteva mantenere. Gigeto allora a grandi balzi scendeva la stradina verso la fontana e risaliva un poco fino a bussare alla porta della giovane Teresa, nata dopo cinque fratelli maschi. Qualche volta era Teresina che saliva alla stalla di Gigeto, la più grande del paese, dove si radunavano per far filò e magari scambiare qualche occhiata d’intesa.

I due giovani erano nati in quel “nido sperduto” ai piedi dei Monti del Sole dove viveva una dozzina di famiglie, sempre meno dopo che la guerra s’era portata via per rappresaglia nazista cinque civili, tra cui il papà di Teresina. Se li ricordano bene, quei quattro poveri uomini (uno era già stato ucciso sopra il paese) radunati prima della fucilazione in un angolo del prato. A tragedia compiuta i superstiti attesero il mattino accanto alle loro case incendiate: “la notte l’abbiamo passata tutta in un prato avvolti in un po’ di fieno e circondati dalla neve” (da un tema dal titolo “Che freddo!” scritto, un anno dopo, da uno dei bambini rimasti orfani).

Anche Gigeto aveva perso i parenti quel tremendo 18 novembre 1944 e da allora il paese, pur ricostruito, non era più lo stesso. Per raggiungere il fondovalle, 400 m di dislivello più sotto, c’era un’irta mulattiera e, finita quella, la strada era ancora lunga per raggiungere i primi paesi di Sospirolo, dopo che la valle era stata trasformata per la creazione del bacino idroelettrico del Mis.
Qualche famiglia restò a vivere a Gena, nacquero ancora dei bambini e il matrimonio di Luigi Casanova e Teresa Casanova fu l’ultima grande occasione di ritrovo, con la festa di nozze preparata nella casa degli sposi.

Il bambino che nacque qualche anno dopo ebbe ad affrontare, ancor prima di venire al mondo, un viaggio avventuroso: la giovane mamma in preda alle doglie di un parto che si prolungava oltre il normale, seguita dall’ostetrica Letizia Cadore salita appositamente a Gena Alta, venne condotta al fondovalle su una “mussa” per poi essere ricoverata all’ospedale di Belluno.

Tornarono presto a Gena Alta, mamma e figlio, ma quel mondo, divenuto ancora più piccolo con le partenze di altre famiglie, ormai non poteva più bastare. Il 13 marzo 1962 il piccolo Onorato di un anno e mezzo lasciò per sempre Gena Alta, insieme ai genitori, alla giovane zia Carla e alla nonna Carolina.

Chissà se almeno lui, almeno una volta avrà avuto il tempo di fare almeno un piccolo passo su quel prato proibito di Gena, dove la fame d’erba e la memoria di neve macchiata di sangue hanno segnato la storia.

Adagiato nel suo
cucchiaio di neve
il paese sembra un nido sperduto nell’aria
nella cesta dei monti
lontano dal mare.
Lassù l’unica pianura è
il palmo della mano

  • da una poesia di Franco Arminio
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