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30 anni del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi

Ricerca, interventi territoriali, promozione e molto altro

30 anni del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi

Ricerca, interventi territoriali, promozione e molto altro

Quest’anno il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi festeggia i 30 anni di vita. La ricorrenza è già stata celebrata con alcune date, ma sono molte sono le tappe e i progetti ancora in corso grazie anche a notevoli risorse a disposizione. Per fare il punto sulle attività abbiamo incontrato il suo presidente, Ennio Vigne.
Unico in Veneto, uno dei quattro del Nord Italia, il nostro Parco rappresenta un’eccellenza nella rete dei 24 parchi nazionali, di cui oltre 500 regionali. Un impegno costante e in crescita, dal punto di vista della tutela del territorio e della promozione, anche se l’ente sconta la carenza di organico (al momento sono una decina i dipendenti) dovuta a un decreto ministeriale che di fatto blocca le assunzioni per tutti i parchi nazionali.

Presidente, ci fa un bilancio della situazione attuale?
«Sono questi anni in cui il Parco è entrato nella sua maturità e al contempo stiamo assistendo a un cambio radicale nel vivere la montagna: 30 anni fa quest’ultima era “vissuta”, ora – escursionisti e cacciatori a parte – essa risente di un abbandono, che ha favorito paradossalmente l’idea di parco, vedendo il ritorno di alcuni specie di animali, vedi il carnivoro, ma al contempo anche l’avanzata del bosco. Questo induce a una riflessione: c’è bisogno di mantenere aree prative e di pascolo, altrimenti rischiamo di perdere alcune specie e la biodiversità. I cambiamenti climatici inoltre favoriscono la scomparsa di alcune specie che non ritrovano più il proprio habitat; sono note ad esempio le difficoltà del gallo forcello».
Quali le principali attività del Parco?
«Una fetta importante riguarda l’attività scientifica: abbiamo collaborazioni con otto università e parchi in tutta Italia, siamo in progettualità europee, nella carta europea del turismo sostenibile. Poi c’è la parte di tutela del territorio, con gli interventi, e poi l’aspetto promozionale. Essere sito Unesco richiama visitatori soprattutto dall’estero, in particolare da Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Usa, basti pensare alla frequentazione dell’Alta Via 1 e 2. È un turismo spontaneo, per questo dobbiamo agire affinchè esso abbia ricadute sul territorio, ed è per questo che siamo entrati nella Dmo anche per rispondere sul fronte promozione. Non dobbiamo però dimenticarci che servono anche regole e limiti che garantiscano l’unicità delle nostre zone, ma allo stesso tempo non ne impediscano la fruizione».

Quali le collaborazioni da ricordare?
«Abbiamo rapporti stretti con le cinque sezioni del Cai e con i cinque rifugi che ricadono all’interno del Parco. Ma anche con Fondazione Cortina e con la Regione per “Veneto in Action” in vista delle Olimpiadi, che saranno occasione di sviluppo anche successivo: fedeli ai temi di inclusività e sostenibilità , che sono nel Dna del Parco, punteremo a cogliere le opportunità di promozione dei nostri prodotti “Carta qualità”, dei loro prodottori e degli artigiani. Siamo un territorio che deve fare squadra tra enti locali, privati e associazioni di categoria: solo in rete si raggiungono risultati come ad esempio il recente secondo posto tra i Parchi rifiuti free, premio dovuto alla sinergia tra attori».

Investimenti in programma?
«Questo è un momento economicamente propizio in quanto il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha dirottato sui parchi risorse importanti. Siamo all’opera con interventi su immobili al Centro “Piero Rossi” a Belluno, presso la caserma di Longarone per i nostri carabinieri forestali; è in corso un ragionamento sul tratto interno alla Valle Imperina, parte della ciclabile Bribano-Cencenighe, oltre a interventi in Valle del Mis e Pian Falcina, per un totale di 10 milioni di euro di opere pubbliche. Abbiamo inoltre investito oltre 1 milione di euro nella manutenzione di sentieri attraverso rapporti diretti col Cai o enti locali. Grazie a una norma che ci ha dato la possibità di ottenere fabbricati del demanio in disuso, abbiamo sistemato alcune situazioni nostre (Agre, Candaten) ma aggiunto altri siti come Bianchet e Vescovà».

Il Parco poi è al lavoro su uno dei temi attuali più delicati, quello del lupo, con serate informative ma anche azioni pratiche come la fornitura di recinti elettrici attraverso bando. Poi corsi online e in presenza su svariati temi di interesse (farfalle, pipistrelli, erbari); ancora, attività speleologica e acheologica in collaborazione con altri enti, censimenti e naturalmente la gestione di alcune strutture ricettive, come Candaten e Pian Falcina. Altre progettualità riguardano la promozione di un anello per escursionisti esperti sulla zona del Settimo/Pian de Fontana e il recupero del forte di Moschesin in Val Pramper.

Cosa desidera il presidente per il Parco tra cinque anni?
«Una maggiore consapevolezza delle bellezze naturalistiche del Parco e un diverso e migliore aproccio su tutto il territorio, nell’ottica che mantenerlo ci fa vivere meglio e permette anche un ritorno economico per tutti».

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