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30 anni del Fondaco di Feltre

ultima tappa il recupero della fontana del Pascolet

30 anni del Fondaco di Feltre

ultima tappa il recupero della fontana del Pascolet

Il 6 novembre, al Museo Diocesano, si sono festeggiati i trent’anni di vita del Fondaco per Feltre. Esso, dal 1991, ha saputo cogliere il desiderio dei feltrini di avere un contenitore per riappropriarsi della propria identità e sviluppare il patrimonio culturale in rapporto con tutti gli enti, in primis il Comune, e le altre Associazioni.

Dopo aver trascorso la mia infanzia, dal 1955 al 1965, al Pascolet, in via Paradiso, con un’allegra e vivace banda di bambini che giocava spesso con la fontanella sottoponendola talora anche a maltrattamenti, avevo abitato, per anni, a Belluno e a Verona. Tornato a Feltre negli anni 80 ero piuttosto desolato nel constatare la assenza di iniziative culturali: l’area archeologica del Duomo inagibile, il teatro e le mura abbandonati, musei e palazzi pubblici come il Castello, l’Ostello della Gioventù, il Campanòn il Vescovado vecchio chiusi, Porta Castaldi necessitante di restauro, palazzi frescati inaccessibili, la Banda musicale in stand by, rare e timide le iniziative: solo il Cai, il Gilf e Italia Nostra animavano un po’ la vita feltrina. Era passata anche la vivacità pittorica di Milano, Tancredi, Soppelsa, Facchin, Palminteri, Ocri, Resentera… una città morta!

Ma gli anni 90 si aprono con l’istituzione del Fondaco per Feltre: un contenitore di storia, arte e cultura della città per meglio conoscerla, apprezzarla e valorizzarla: fin da subito il primo presidente, Bruno Fontana, lancia un corso per animatori culturali che impegnerà 180 persone per due anni!

Da lì la formazione continua degli stessi per permettere loro di tenere aperti gratuitamente, ma con competenza, luoghi ed edifici storici: ecco iniziative come i Segreti di Feltre, i Palazzi del potere, Chiese e palazzi aperti, i Tesori d’arte nelle chiese di Feltre. Ancora, le gite culturali, gli incontri, le conferenze e le mostre, i libri ed i concerti, la collaborazione con la Mostra dell’Artigianato, ma soprattutto, nel 1995, l’apertura finalmente, dopo molti anni, dell’Area archeologica del Duomo, fra le più grandi d’Italia, che, senza il Fondaco allora presieduto da Dall’Agnola – come disse la dottoressa Rigoni della Sovrintendenza, non sarebbe avvenuta. Da allora i volontari, fra cui molti giovani, ne garantiscono gratuitamente la fruibilità.

Ma la formazione ed i corsi per i Feltrini hanno impegnato il Fondaco anche con temi innovativi per l’epoca, come i problemi ambientali ed i tumori, l’inversione termica e l’inquinamento atmosferico, focus sulla centrale Sondel a S. Giustina o il corso sull’ecologia umana ed ambientale nel Feltrino del 1997, da cui scaturì un progetto di miglioramento ecologico-ambientale e della salute che si concretizzò nel 2002 col “Ricettario della Salute”. E, per mantenersi aggiornati, la presentazione delle tesi di laurea su temi feltrini…

Importanti poi i restauri dell’obelisco in piazzetta delle Biade, della chiesa dell’Annunziata, della lapide in sala consiliare, della tomba di libero Pilotto, della lapide di Goldoni e soprattutto della grande statua di marmo di Paro dell’Esculapio.

Infine il restauro della fontana del Pascolet, dove fino agli anni 60 venivano ad attingere l’acqua i Botanici, i Grava, i Cirolin, il Boaròl. La presentazione del recupero della fontanella ha coinciso con la celebrazione del trentennale: è il più recente tassello di un progetto del Fondaco che prese il via ancora nel 1997 col convegno “Le fontane pubbliche nel Feltrino, un patrimonio da tutelare”. Il battezzo del restauro è stato suggellato da un brindisi del vicesindaco di Feltre Alessandro Del Bianco e del presidente del Fondaco Stefano Antonetti: lunga vita a questa realtà meritevole!

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