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1922 – Tornano le campane a Sedico

1922 – Tornano le campane a Sedico

Nei primi mesi del 1918 gli austroungarici, oltre ad aver ridotto la gente alla fame rubando di tutto, arrivarono perfino ad asportare le campane dai campanili al fine di ricavarne il bronzo per nuovi cannoni. Pure a Sedico i Kruk, come erano spregiativamente chiamati gli occupanti, salirono sulla torre campanaria a frantumare tutte e tre le campane per poi gettarne i pezzi in basso. Un gruppetto di bambini, ai piedi del campanile, aspettava per recuperarne un pezzo ciascuno da portare a casa e da conservare come una reliquia. La popolazione, pur profondamente ferita nel suo sentimento religioso, confidò sempre nell’aiuto di Dio.

Dai frammenti una piccola campana
All’inizio del 1919 don Luigi Fiori, cadorino di San Vito, preso possesso della Parrocchia di Sedico, sentì raccontare le vicende delle campane e subito invitò la gente a consegnargli i frammenti conservati nelle case dai fedeli. L’iniziativa ebbe successo a tal punto che a don Fiori furono portati pezzi per oltre un quintale e mezzo. Consegnati alla ditta Colbachini di Bassano del Grappa, consentirono di fondere una campana che dal 1919 al 1922 servì lodevolmente di richiamo alla chiesa.

Caratteristiche delle tre precedenti campane asportate
Erano state fuse dalla ditta Colbachini nel 1863, dopo un crollo verificatosi nel campanile. Pesavano complessivamente 4800 libbre, pari a kg 2475. In dettaglio, la maggiore pesava oltre 10 quintali, la mezzana oltre 7, la piccola oltre 5. Ne usciva un concerto considerato tra i migliori di tutta la provincia.

Difficoltà per avere le nuove campane
Ancora nel 1918 le autorità religiose, vedendo i danni arrecati alle chiese delle zone occupate dai tedeschi, avevano costituito un organismo denominato Opera di soccorso per le chiese rovinate dalla guerra, mentre lo Stato, finite le ostilità, aveva istituito il Ministero delle Terre Liberate per rendere più efficaci e solleciti i suoi interventi nei territori del Triveneto devastati dalla guerra. L’Opera di soccorso per le chiese rovinate ottenne, per fondere le campane, la concessione di cannoni austriaci di bronzo che, con opportune aggiunte di stagno, si rivelarono adatti allo scopo. Notevoli furono comunque le difficoltà, che dovettero superare i fonditori, per poter ritirare il materiale bellico loro assegnato dal governo italiano.

Finalmente
le campane arrivano
Nel 1922 mons. Luigi Fiori riceveva da Roma una lettera, del 19 maggio, con la quale il competente ministero rendeva noto di aver affidato alla ditta De Poli di Vittorio Veneto, come richiesto, la fusione delle campane destinate alla parrocchia di Sedico, da consegnare entro ottobre. Infatti il 20 di quel mese arrivarono le tanto attese campane (sono le attuali) fuse a spese del Ministero delle Terre Liberate. Le tre della parrocchiale pesano complessivamente 24 quintali, circa come le precedenti. Le due per la chiesa di Bribano pesano complessivamente 4 quintali, mentre le altre quattro pesano rispettivamente: kg 50 quella per la chiesa di San Nicolò a Bribanet, kg 45 quella per Longano, kg 35 per San Pietro in Corona (Sedico), kg 20 per Curzoi. La campana per la chiesa di Landris, che pesa kg 33, è stata fusa riutilizzando il metallo della vecchia campana fessa e aggiungendone di nuovo, tutto a spese di quei frazionisti. Le 10 campane furono appese a un’apposita impalcatura, allineate davanti al coro della chiesa parrocchiale.

Benedizione delle campane
Domenica 22 ottobre 1922 alle 14,30 giunse il vescovo mons. Giosuè Cattarossi per la solenne funzione. La chiesa non riuscì a contenere le tante persone presenti (molte restarono di fuori). Presenti le autorità, i fabbricieri, vari sacerdoti e chierici, i padrini e le madrine, il Vescovo consacrò le campane e poi tenne un commovente discorso dal pulpito, lui che era stato maltrattato dagli occupanti tedeschi. La funzione si chiuse col Te Deum di ringraziamento e la benedizione col Santissimo.

Inaugurazione delle campane
Domenica 12 novembre, dopo quasi 5 anni, si sentì nuovamente il concerto delle campane! Così scriveva mons. Fiori: “Il paese è in giubilo. Alla mattina lo sparo di mortaretti annunzia la bella giornata; alle 10 viene celebrata la S. Messa. Terminata la funzione in piazza, su apposito palco l’Arciprete dice il discorso di circostanza mettendo in rilievo il significato e la ragione delle campane religioso, civile e patriottico. Dopo tutti gli altri discorsi, i fanciulli delle scuole cantano la canzone del Piave, si sparano i mortaretti, suonano le campane ad intervalli regolari, si lanciano in alto dei palloni. Alle 6 di sera illuminazione del campanile, della piazza e del paese con palloncini alla veneziana”.

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