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1895 – Bribano in subbuglio

per la vendita del trittico

1895 – Bribano in subbuglio

per la vendita del trittico

4 luglio 1895; la quiete nell’operoso villaggio di Bribano fu improvvisamente interrotta, a partire da mezzogiorno, dal suono a stormo di tutte le campane della chiesa. A questo richiamo molti bribanesi, preoccupati, vennero a conoscenza che tre famiglie Buzzatti (che mai si erano preoccupate della manutenzione, fatta dai paesani), vantando diritti sulla chiesetta di San Nicolò, molto cara a quegli abitanti, avevano venduto a un antiquario di Venezia lo splendido trittico del ‘500.

In assenza del sacrestano, la moglie, incitata dall’energica maestra Angelica Capuz (detta la Capuzeta per la sua piccola statura), chiusasi a chiave nel campanile, aveva, col suono delle campane, cercato di chiamare la gente per impedire la partenza col treno della cassa col trittico. La vendita era stata effettuata con la mediazione dell’avvocato Attilio Chitarìn da alcuni anni proprietario (aveva prestato un’ingente somma) della villa de Manzoni ai Patt di Sedico per il fallimento di quel casato di Agordo.

Continuando lo scampanio da quasi tre ore, l’avvocato Chitarin che era anche consigliere comunale di Sedico, mandò a dire alla maestra (a quei tempi pagata dal Comune) che facesse smettere quel suono, sentendosi rispondere, riferì poi “ch’io comandi a casa mia e che ella comanda in casa sua”. Allora (ed erano ormai quattro ore che il suono non si fermava) Chitarìn mandò una carrozza a prendere il sindaco e il segretario comunale per intimare alla sacrestana di smettere, cosa che avvenne.

La gente protesta
Il medesimo 4 luglio, la popolazione di Bribano inviò una lettera di protesta al sindaco “contro lo spoglio – stava scritto – ed asporto ieri perpetrato dall’amministrazione Buzzatti, sotto titolo di asserito juspatronato (diritti sulla chiesetta), della intera pala della chiesa di San Nicolò di Bribano. La chiesa, stata sempre da secoli aperta al culto pubblico ed ufficiata, non può venire spogliata e i reclamanti, prima che esca di paese, rivolgono richiesta per urgenza che sia trattenuta (a Bribano) fino a ragione conosciuta e provata colla presentazione di titoli attendibili (da chi sostiene di esserne il proprietario)”.

Richieste di
provvedimenti contro
chi incitò la gente
A sua volta l’avvocato Chitarìn il 5 luglio protestava, con una lettera scritta dalla sua villa ai Patt, raccontando la vicenda della scampanio e dei suoi interventi per farlo cessare. Sosteneva che con tale suono si voleva “dare l’allarme alla popolazione di un serio pericolo imminente, che si faceva dipendere dalla vendita del trittico, e di incitare i frazionisti a scongiurare tale pericolo”.

Riguardo alla sacrestana e alla maestra, scriveva: “…mi rivolgo a codesta Onorevole Giunta perché, fatta un’inchiesta e appurati i fatti, pel prestigio dell’Autorità Comunale, pel decoro del Consiglio e per la mia dignità, sia provveduto, energicamente, in via disciplinare e senza riguardi di sorta, contro Ferrigo Giovanni Battista, sagrestano, e Capuz Angelica, maestra, ambidue di Bribano e dipendenti da codesta Amministrazione (il sacrestano percepiva un compenso dal comune per caricare manualmente l’orologio del campanile considerato torre civica)”.

L’impegno per il ritorno del trittico
La Giunta si riunì il 5 luglio per esaminare il documento dei frazionisti di Bribano e la lettera di protesta dell’avv. Chitarìn, il quale fece presente che, prima di procedere alla vendita, era stato chiesto al sindaco se il Comune vantasse dei diritti sull’oratorio di San Nicolò, avendone risposta negativa. Il 22 luglio si riunì il Consiglio Comunale, i cui componenti, prima di prendere delle decisioni, ascoltarono il parere di due legali. Questi sentenziarono che la chiesetta di San Nicolò doveva ritenersi destinata a pubblico uso per il culto e che la pala e cornice dell’altare erano pure di ragione pubblica. Dopo una lunga e animata discussione, il Consiglio a maggioranza (con 15 favorevoli, 1 contrario – Chitarìn – e due astenuti) incaricò la Giunta di fare in modo che il trittico tornasse in San Nicolò. Interessante rilevare che alla discussione partecipò anche Chitarìn (parte in causa). La vicenda si concluse positivamente con la pala rimessa al suo posto e la restituzione della somma percepita da parte dei Buzzatti all’antiquario, il quale volle un impegno scritto del Comune che la pala sarebbe rimasta lì in perpetuo. In merito alla vicenda, qualcuno così si espresse: Quei da Briban vende la Madona pan toc de pan.

Nel 1896 l’oratorio divenne proprietà del Comune di Sedico con una forzatura giuridica in quanto erano stati i Buzzatti a costruirlo nel 1502 avendone il patronato.

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